
Per la pima volta in questo Giugno, Pau Gasol sembrava leggermente provato.
La sua casacca era zuppa di bevande e i suoi capelli un casino (Ma stiamo scherzando? I suoi capelli sono sempre un casino.)
Era appena stato fotografato con il trofeo in mano, e si stava dirigendo verso la sala stampa, quando una folla di giornalisti spagnoli lo braccavano. Ha risposto alle domande per dos minutos, prima di andare a farsi fotografare in compagnia di Phil Jackson, Kobe Bryant e Lamar Odom.
“Questa e’ una pazzia”, ha detto a nessuno in particolare mentre si dirigeva davanti al fotografo NBAE, Andrei Breinstein.
Non era abituato a tutto questo, tutta questa attenzione dovuta a un nuovo campione NBA. Uno scatto dopo l’altro, un sorriso dopo un altro e poi via verso le interviste del dopo partita.
E adesso un campione. Lo spagnolo ha esibito qualità perfette per il triangolo offensivo dei Lakers: Lo Spagnolo sapeva quando togliersi dai piedi per lasciar spazio ai compagni di squadra. Sapeva quando passare, quando tirare e quando dar una mano ai compagni per sbrogliare disattenzioni difensive.
Se Kobe Bryant era l’artefice alla vittoria finale, Pau non era sicuramente da meno. “Preferisce passare, che segnare”, dice l’assistente dei Lakers Jim Cleamons, “l’attacco funziona benissimo perché è un giocatore di squadra è ha delle qualità offensive pazzesche.”
Pochi giocatori grandi hanno fatto meglio di Gasol. Pochi hanno avuto le sue qualità uniche. Per citarne qualcuna; Bill Cartwright, Luc Longley, e ovviamente, Shaquille O’Neal. Ma Gasol faceva cose che a Cartwright and Longley non riuscivano, come mettere la palla per terra, e non doveva fare quello che a Shaq riusciva meglio, ovvero segnare.
Il general manager dei Laker Mitch Kupchak, artefice del trasferimento di Gasol dai Grizzilies ai Lakers, era quasi commosso al supporto che Gasol ha dato alla squadra.
“Non avremmo vinto senza di lui,” Ha detto Kupchak. “ Punto e basta.” Ma l’hanno scorso non era cosi semplice. Kupchak sapeva delle qualità dello Spagnolo, ma non sapeva che impatto avrebbe avuto al sua arrivo nei Lakers. Mentre Gasol ebbe un’immediato impatto in fase offensiva, i Lakers si inchinarono a una squadra superiore; i Boston Celtics.
Una delle ragioni, molte volte citate per l’inabilità dei Lakers di vincere, era che non erano abbastanza duri. Bryant era duro, sicuro. Ma Gasol? Gasol era troppo superficiale, non riusciva a farsi vedere nelle partite che contavano. Ad ogni botta non riusciva rimettersi.
La sua casacca era zuppa di bevande e i suoi capelli un casino (Ma stiamo scherzando? I suoi capelli sono sempre un casino.)
Era appena stato fotografato con il trofeo in mano, e si stava dirigendo verso la sala stampa, quando una folla di giornalisti spagnoli lo braccavano. Ha risposto alle domande per dos minutos, prima di andare a farsi fotografare in compagnia di Phil Jackson, Kobe Bryant e Lamar Odom.
“Questa e’ una pazzia”, ha detto a nessuno in particolare mentre si dirigeva davanti al fotografo NBAE, Andrei Breinstein.
Non era abituato a tutto questo, tutta questa attenzione dovuta a un nuovo campione NBA. Uno scatto dopo l’altro, un sorriso dopo un altro e poi via verso le interviste del dopo partita.
E adesso un campione. Lo spagnolo ha esibito qualità perfette per il triangolo offensivo dei Lakers: Lo Spagnolo sapeva quando togliersi dai piedi per lasciar spazio ai compagni di squadra. Sapeva quando passare, quando tirare e quando dar una mano ai compagni per sbrogliare disattenzioni difensive.
Se Kobe Bryant era l’artefice alla vittoria finale, Pau non era sicuramente da meno. “Preferisce passare, che segnare”, dice l’assistente dei Lakers Jim Cleamons, “l’attacco funziona benissimo perché è un giocatore di squadra è ha delle qualità offensive pazzesche.”
Pochi giocatori grandi hanno fatto meglio di Gasol. Pochi hanno avuto le sue qualità uniche. Per citarne qualcuna; Bill Cartwright, Luc Longley, e ovviamente, Shaquille O’Neal. Ma Gasol faceva cose che a Cartwright and Longley non riuscivano, come mettere la palla per terra, e non doveva fare quello che a Shaq riusciva meglio, ovvero segnare.
Il general manager dei Laker Mitch Kupchak, artefice del trasferimento di Gasol dai Grizzilies ai Lakers, era quasi commosso al supporto che Gasol ha dato alla squadra.
“Non avremmo vinto senza di lui,” Ha detto Kupchak. “ Punto e basta.” Ma l’hanno scorso non era cosi semplice. Kupchak sapeva delle qualità dello Spagnolo, ma non sapeva che impatto avrebbe avuto al sua arrivo nei Lakers. Mentre Gasol ebbe un’immediato impatto in fase offensiva, i Lakers si inchinarono a una squadra superiore; i Boston Celtics.
Una delle ragioni, molte volte citate per l’inabilità dei Lakers di vincere, era che non erano abbastanza duri. Bryant era duro, sicuro. Ma Gasol? Gasol era troppo superficiale, non riusciva a farsi vedere nelle partite che contavano. Ad ogni botta non riusciva rimettersi.

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