La sfida dell’Italia alla libertà su Internet
giovedì, dicembre 24, 2009 | Author: Brag

[The Guardian]


Il tentativo del governo italiano di fermare l’odio online collegato all’attacco contro Berlusconi finirà probabilmente col portarlo in conflitto con l’Unione europea.

Il dibattito sulla libertà di espressione su Internet si è di nuovo surriscaldato in Italia a seguito delle reazioni online allo sconcertante attacco a Silvio Berlusconi. Nei giorni scorsi i social network si sono riempiti di gruppi, molti dei quali ora chiusi, a sostegno di Berlusconi o del suo assalitore, Massimo Tartaglia. Da entrambe le parti ci sono stati forti incitamenti alla violenza.

I politici italiani all’interno del partito di Berlusconi sostengono che la rete rifletta un “clima d’odio” del quale i giornalisti “dissidenti”, coi loro continui attacchi al governo, devono ritenersi responsabili. Normative più severe sono state annunciate con lo scopo di “dare ai magistrati ulteriori strumenti contro i reati sul web”, ha affermato Roberto Maroni. Il Ministro dell’Interno dovrebbe presentare una nuova proposta volta a punire chi, scrivendo le proprie opinioni su Internet, “incita a delinquere o approva atti criminali”. Ciò si tradurrà probabilmente in una serie di nuove modalità di controllo della libertà di espressione su Internet per mezzo del potere giudiziario.

Ma controllo significa censura? Maroni dice di no. Eppure è una linea sottile a separare l’uno dall’altra, e si rischia di superarla se un’opinione espressa su un social network può portare ad essere indagati. Anche se può essere vero che niente nella rete può davvero essere considerato privato, ciò che viene scritto in un profilo di Facebook, ad esempio, è comunque un’opinione personale, anche se esprime odio, e come tale non dovrebbe venir censurata né considerata criminale. Anche se è giusto punire l’incitamento a delinquere e l’approvazione di atti criminali, e l’Italia ha già delle leggi che lo fanno, delle misure che limitino la libertà di espressione online rischiano di infrangere un importante principio e di compromettere la reputazione della rete quale spazio libero. Vale la pena ricordare che Internet non è solo uno spazio dove si esprime rabbia. È anche uno spazio in cui la società civile ha discusso della democrazia. Controverse sentenze pronunciate da tribunali di diversi paesi europei hanno già fatto sorgere dubbi sull’opportunità di lasciare che Internet rimanga libera.

È inevitabile che in una democrazia, dove chiunque può esprimere la propria opinione, vengano espressi pareri che non sono gradevoli o giusti, ma normalmente le democrazie lasciano che ciò accada e vanno avanti, punendo se necessario l’individuo coinvolto. Questa sembra essere la filosofia alla base anche delle norme europee. Recentemente, il Parlamento europeo ha approvato una nuova serie di direttive, denominate pacchetto telecomunicazioni. “È la prima volta che un testo giuridico fa riferimento all’uso di Internet considerandolo esercizio di diritti e libertà fondamentali,” ha affermato il relatore della commissione parlamentare Catherine Trautmann.

Una nota del Parlamento europeo riferisce che secondo le nuove norme l’accesso ad Internet può essere impedito solo se “appropriato, proporzionato e necessario in una società democratica”, e solo dopo “una precedente procedura, giusta e imparziale” che dia agli utenti la possibilità di illustrare il loro caso e che rispetti “il principio di presunzione d’innocenza e il diritto alla privacy”. Questa legge rafforza il principio secondo il quale Internet è uno spazio all’interno del quale tutti, ancorché soggetti alle leggi penali, hanno diritto alla libertà d’espressione.

Ma l’Italia sembra andare in un’altra direzione. Ciò che il governo sembra voler fare non si discosta molto dalla normativa francese di recente approvazione conosciuta come legge Hadopi. In base a questa legge, che si occupa principalmente di pirateria via web, una connessione ad Internet può essere sospesa per attività illegali. Non è ancora chiaro se la legge Hadopi dovrà essere modificata per rispettare il pacchetto telecomunicazioni europeo. Probabilmente entrerà in conflitto con quest’ultimo a causa della negazione del principio che prevede un giusto procedimento legale prima della sanzione di un reato su web. Viviane Reding, il commissario europeo per le telecomunicazioni, ha confermato che il pacchetto telecomunicazioni mira a evitare che le connessioni a Internet siano sospese senza un giusto processo. Riferendosi alla stessa questione durante una recente conferenza in Spagna, ha ammonito il governo di José Luis Rodríguez Zapatero a “non entrare in conflitto con la Commissione europea” riguardo al modo in cui i crimini via web sono perseguiti.

Mentre il Parlamento europeo approva direttive che mettono a rischio normative esistenti che limitano la libertà su Internet, non ha senso che l’Italia si diriga nella direzione opposta. Come affermato dal Parlamento europeo, Internet è uno spazio neutrale e libero. Gli Stati membri dell’Unione dovrebbero proteggere questo principio.

[Articolo originale "Italy's challenge to internet freedom" di Manuela Mesco]

This entry was posted on giovedì, dicembre 24, 2009 and is filed under . You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

0 commenti:

online education degree programs
Counter powered by online degree programs website.
| More