Racconterà Spatuzza la verità su Berlusconi?
mercoledì, dicembre 02, 2009 | Author: Brag

Chi c’è stato dietro alla rapida ascesa del premier italiano? Un mafioso pentito risponderà a questa domanda nel fine settimana.

Sono ombre lunghe quelle che si posano ora su Silvio Berlusconi. Ombre di un pesante sospetto, formulato ultimamente da Gaspare Spatuzza, un pentito, un testimone-chiave ravveduto di Cosa Nostra, la mafia siciliana. Spatuzza sostiene che Berlusconi all’inizio degli anni Novanta sia stato scelto e innalzato a referente politico dal clan dei Graviano di Brancaccio, un quartiere di Palermo. Che quindi l’ingresso in politica di Berlusconi sia avvenuto con la benedizione e il sostegno della mafia.

Venerdì prossimo Spatuzza, un tempo membro del clan pregiudicato dei Graviano, sarà sentito dalla giustizia. Dai risultati dell’interrogatorio e da una montagna di nuovo materiale, venuta alla luce negli ultimi mesi, sui legami tra Stato e mafia, potrebbe maturare la necessità di un processo: contro il premier italiano.

Spezzato un silenzio lungo dieci anni

Innanzitutto la giustizia e l’opinione pubblica si pongono come sempre la domanda sull’attendibilità del testimone. Al tempo della sua attività Spatuzza non era un boss, ma era molto vicino ai centri del potere occulto. Ha taciuto per dieci anni, adesso improvvisamente parla. Sta fornendo agli inquirenti, a quanto pare, molti nuovi dettagli e finora non è stato smentito da nessuno dei boss arrestati di quel periodo. Perciò viene preso seriamente. Tanto seriamente che Berlusconi nel fine settimana si è sentito in dovere di esprimersi duramente contro le accuse.

Queste sono accuse infamanti, dice. Nessuno ha fatto tanto contro la mafia quanto lui. In un memorabile mescolamento del suo destino personale e di quello dei siciliani Berlusconi tira in ballo scrittori e registi, che negli ultimi decenni si sono confrontati con il tema della mafia e che avrebbero intaccato l’immagine dell’Italia: «potrei strozzare gli autori de “La piovra”», ha detto. La serie della televisione italiana è stata trasmessa in molti paesi, in area germanofona con il titolo «Allein gegen die Mafia».

La testimonianza del testimone-chiave Spatuzza si riferisce a un momento cruciale nella recente storia italiana. All’inizio degli anni Novanta la cosiddetta Prima Repubblica sprofondò nella palude di Tangentopoli, un gigantesco scandalo di denaro sporco. I democristiani e i socialisti, che dopo la seconda guerra mondiale avevano guidato il paese alternandosi al potere, si ritrovarono immersi nello scandalo. Ci fu il pericolo di un vuoto di potere.

La mafia vuole una nuova allenza

Contemporaneamente Cosa Nostra aumentò la pressione sullo Stato. Per la mafia era stato un duro colpo quello del maxi-processo, il più grande processo mai tenuto in Italia contro la criminalità organizzata nel corso del quale furono condannati 1987 mafiosi. Lo Stato non era mai apparso più determinato nella lotta contro la mafia come in quel periodo di disorientamento politico dei partiti. E la mafia si vendicò. Nel 1992 uccise i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Poi mise bombe e pianificò attentati a personaggi di rilievo.

Con la «strategia della tensione» Cosa Nostra voleva costringere lo Stato a trattare. Inutilmente. Le mancava un partner fidato. Ai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, dell’omonimo clan, fu richiesto dalla «cupola» di formare una nuova alleanza. Se possibile con un nuovo partito, con gente nuova. Nel 1993 i fratelli trascorsero molto tempo tra Roma e Milano. E devono essere stati a lungo in contatto con Vittorio Mangano, lo stalliere al servizio della villa di Berlusconi ad Arcore, vicino a Milano. Berlusconi non è mai riuscito a spiegare in modo convincente perchè abbia assunto il mafioso.

Il vuoto riempito

Così come non ha mai chiarito dove prese i soldi che fecero di lui un magnate degli immobili e dei media. L’ostinato rifiuto di Berlusconi di parlare di questo e di fornire giustificazioni dinanzi a una corte ha rafforzato ulteriormente il sospetto di provenienza illecita. Alla fine del 1993 nacque Forza Italia: una creatura di Marcello Dell’Utri, l’amico siciliano di Berlusconi. Il partito riempì il vuoto. Con l’aiuto dei suoi media Berlusconi salì al potere al primo tentativo nel 1994. Iniziava la Seconda Repubblica.

Ma le ombre dell’epilogo della prima sono rimaste. Dell’Utri, oggi senatore, è stato condannato a Palermo a nove anni di reclusione per appartenenza alla mafia. Adesso è in corso l’appello. Un processo di dirompente forza politica perchè in esso fa la sua comparsa Spatuzza. Non a Palermo ma a Torino, dove si trova detenuto. Ma il processo interessa principalmente a Roma, sede del Presidente del Consiglio.

[Articolo originale "Bringt er die Wahrheit über Berlusconi ans Licht?" di Oliver Meiler]

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