[Terra Magazine]


«Ci sono innocenti in carcere e colpevoli fuori». Questa è la frase che Salvatore Riina (Totó Riina), che si proclama innocente e vittima dell’ingiustizia, ha messo in circolazione.

Oltre ad usarla come frase ad effetto, Riina vi ha incorporato una tesi. Una tesi che vuole presentare e attraverso la quale ricevere l´appoggio dell´arcivescovo di Milano, il progressista e rispettatissimo settantaseienne Dionigi Tettamanzi.

Il suo scopo è ottenere l´estinzione delle condanne attraverso il beneficio della grazia.

Come in Brasile, la grazia è un beneficio individuale e la competenza di concederla è del presidente della Repubblica.

Totò Riina, soprannominato “il Corto” per via della bassa statura, è nato nella piccola città siciliana di Corleone (Marlon Brando, nel film Il Padrino, interpretò il ruolo di Don Corleone) ed è responsabile di 600 omicidi.

Oltre ad aver ordinato l’uccisione dei magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Cesare Terranova e Rocco Chinnici, il sanguinario Riina ha anche liquidato gli importanti e integerrimi poliziotti Boris Giuliano e Emanuele Basile.

Riina promosse la seconda grande Guerra di Mafia. Gettò nella spazzatura il secolare codice d´onore di Cosa Nostra e tolse dall´organo di governo i vecchi e tradizionali “capi mafia” delle “famiglie mafiose” di Palermo. Per esempio Stefano Bontate, Salvatore Inzirillo e Gaetano Badalamenti. A proposito, Bontate e Inzirillo furono fucilati dai “soldati” di Riina.

Per fare ciò, Riina puntò sul tradimento. Ovvero, utilizzò i soldati delle famiglie degli antichi dirigenti della cupola di Cosa Nostra.

Riina potè contare sull´appoggio di due traditori della cupola mafiosa, i boss Michele Greco, detto il “papa della mafia”, e Pippo Calò.

Tra coloro che riuscirono a sopravvivere a questa guerra ci furono Tommaso Buscetta e Gaetano Badalamenti. Il primo fuggito in Brasile e l´altro negli Stati Uniti.

Nonostante ciò Riina ordinò di uccidere i due figli di Buscetta (Antonino e Benedetto) e il genero: nessuno di loro era mafioso e così facendo Riina fece “tabula rasa” della regola mafiosa secolare di non vendicarsi su persone esterne all´organizzazione o sui familiari innocenti degli avversari.

Arrestato il 15 gennaio 1993, a 79 anni e con problemi cardiaci, Riina è detenuto a Milano in regime di massima sicurezza. Si trova in una sezione speciale del carcere duro di Opera. Per il suo avvocato Luca Cianferoni, è un “decadente” senza pericolosità.

La richiesta di appoggio e di interlocuzione con il cardinale arcivescovo Tettamanzi è stata presentata da Riina al cappellano del carcere di Opera. Lo stesso Riina non ha chiesto particolare riservatezza.

Gli agenti penitenziari hanno comunicato il fatto alla Procura Nazionale Antimafia.

Nei prossimi giorni, sebbene l´avvocato neghi, Riina dovrà formalizzare la richiesta di grazia.

NOTIZIA FLASH. I mafiosi usano frasi e simboli per trasmettere messaggi

Per molti magistrati del pool antimafia di Palermo, la frase di Riina sugli innocenti arrestati e i colpevoli liberi, rappresenta un messaggio ai politici che sono sempre stati dalla parte della mafia: il senatore Giulio Andreotti, sette volte primo ministro d´Italia, è già stato condannato per associazione mafiosa ma ha beneficiato della prescrizione per via dei suoi 80 anni di età.

[Articolo originale "Sanguinário chefe-dos-chefes da Máfia quer ser solto e pede ajuda ao cardeal de Milão" di Wálter Fanganiello Maierovitch]

This entry was posted on domenica, maggio 02, 2010 and is filed under . You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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