“Scoprire la verità sulla ‘Ndrangheta provocherebbe un terremoto politico”
Articolo di Giustizia, pubblicato martedì 20 luglio 2010 in Francia.

[L'express]

Mercoledì, la polizia italiana ha condotto una vasta operazione contro la mafia calabrese, la seconda in dieci giorni. A che punto è oggi quest’organizzazione criminale che gode di molteplici protezioni?

Il 13 luglio, lo stato italiano ha colpito duramente la ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, diventata in pochi anni la più ricca mafia d’Europa (44 miliardi di euro di fatturato), e la più temuta. E questo mercoledì [21 luglio, N.d.T.], la polizia italiana ha effettuato una seconda retata. Bilancio: 67 persone arrestate e quasi 250 milioni di euro di beni sequestrati.
Per LEXPRESS.fr, Giuseppe Baldessarro, giornalista di Repubblica a Reggio Calabria e al Quotidiano della Calabria, svela la portata di queste operazioni. A febbraio, ha ricevuto per posta questo avvertimento “Non andare oltre”, accompagnato da proiettili. A maggio ha ricevuto il premio Giuseppe Fava, dal nome del giornalista assassinato da Cosa Nostra, per i suoi articoli.

La maxi operazione del 13 luglio condotta contro la ‘Ndrangheta, questa mafia descritta fino ad ora come “orizzontale”, composta da una miriade di clan familiari, è considerata della massima importanza. Perché?

[Perché] conferma che la ‘Ndrangheta è un’unica organizzazione criminale, presente in modo capillare in tutta Italia e nel mondo intero. Dimostra che, ovunque operino, queste famiglie restano collegate ad un unico centro che si trova a Reggio Calabria. È in Calabria che batte il cuore della ‘Ndrangheta, anche se i clan continuano a godere di una grande autonomia operativa.

Si è dunque scoperto che al vertice della ‘Ndrangheta, c’è una struttura chiamata “Provincia” o “Crimine”…

È una specie di “cupola”, eletta di anno in anno: è l’organo politico (e non esecutivo) della ‘Ndrangheta, il custode delle regole, insomma, che ha il potere di decidere alcuni capi nei territori lontani dalla Calabria quando non c’è accordo tra le famiglie, che stabilisce quali clan l’organizzazione riconosce formalmente e quali non riconosce, che è chiamata a decidere sui litigi tra i clan, e che ha anche un tribunale per giudicare coloro che sbagliano….
La ‘Ndrangheta resta un’organizzazione orizzontale sul piano esecutivo, verticale su quello politico. Per fare un paragone, questo “Crimine” è una sorta di “corte costituzionale”. Se un clan vuol fare degli affari su un territorio che non è il suo, deve informarne il clan dell’altro territorio per trovare un accordo. Il Crimine interviene nel caso in cui non c’è accordo tra i due.

Afferma che non c’è alcun potere esecutivo?

No, nel senso che (non) interviene negli affari, solo quando non c’è accordo tra i clan. Esempio: la faida di San Luca, che ha portato al massacro di Duisburg, nel cuore della Germania, il 15 agosto 2007, è stata fermata per volontà del Crimine. Non decide quali affari si devono fare ma come, imponendo l’armonia tra i clan.

A capo del Crimine, la ‘Ndrangheta aveva quindi un capo dei capi? Ma chi è questo Domenico Oppedisano, 80 anni? Era sconosciuto finora!

Capo di una struttura rieletta ogni anno che ha il dovere di garantire le regole interne, è quindi il custode della tradizione mafiosa. Questo ruolo spetta ai “saggi” della ‘Ndrangheta, non agli operativi. Per questa ragione, Oppedisano è uno sconosciuto delle nostre cronache. È un garante, non un capo operativo.

Quando è stato scelto e come?

È stato scelto dopo una negoziazione conclusa il 19 agosto 2009 dopo un summit tenuto nella Locride, durante il matrimonio della figlia di Giuseppe Pelle, campo indiscusso di uno dei clan più potenti di San Luca. La sua elezione è stata ratificata il 2 settembre 2009, durante la tradizionale festa della Madonna di Polsi a San Luca.

Come è stato identificato dagli inquirenti?

Il suo nome veniva fuori in diverse intercettazioni telefoniche. Poi i carabinieri hanno messo dei microfoni nella sua casa e nel suo giardino, ed è stato filmato a Polsi.

È stato il Crimine a decidere la morte del boss “indipendentista” Carmelo Novella, a Milano, nell’estate 2008? Voleva prendere le distanze dalla casa-madre…

Sì. Ci sono delle intercettazioni prima dell’omicidio nelle quali si capisce la disapprovazione del Crimine riguardo al progetto secessionista di Novella. E altre in cui si apprende che “Novella è stato licenziato”. Poco dopo, fu ucciso.

Come è composto questo «governo» della ‘Ndrangheta?

La ‘Ndrangheta ha una struttura molto complessa. Con ruoli precisi e gradi. Il Crimine aveva come “Capo Crimine” Oppedisano, che rappresentava il “mandamento” (distretto) della zona tirrenica, in Calabria. Poi c’era un “Capo società”, Antonio Latella, per il mandamento della città di Reggio. E un “Mastro generale”, Bruno Gioffré, per il mandamento della costa ionica, la Locride. A questi tre, si aggiungeva il “Mastro di Giornata”, Rocco Morabito del villaggo di Africo e un “contabile” di Platì, non identificato. Ognuno con un ruolo ben definito all’interno del Crimine. E questo modello gerarchico è riprodotto a cascata scendendo verso la base: si ritrovano questi ruoli in ogni “locale” della ‘Ndrangheta (prima struttura organizzativa di questa mafia) che detiene il potere sul territorio. E in fondo alla gerarchia, ci sono differenti gradi: i “picciotti”, gli “sgarristi”… Tutto questo può apparire folcloristico ma non lo è: questo è ciò che garantisce (un’)efficacia all’organizzazione e una capillarità straordinaria. È per questo che la ‘Ndrangheta è diventata una delle associazioni criminali organizzate più potenti al mondo.

L’inchiesta del 13 luglio ha toccato anche la “zona grigia”, “la borghesia mafiosa” di questa mafia a Milano: il direttore del dipartimento sanitario della città di Pavia che comprava voti per un boss….

L’appoggio della ‘Ndrangheta è fondamentale per la politica: sposta migliaia e migliaia di voti… e sceglie in cambio di appalti pubblici per i suoi clan. È sempre stato così. Ma oggi, la ‘Ndrangheta non si accontenta più, mette i suoi uomini nei posti chiave dell’amministrazione pubblica: sindaci, consiglieri regionali, parlamentari, che riferiscono direttamente ai boss.

Ha recentemente scritto con Manuela Iatì un libro molto documentato, “Avvelenati”, sul traffico mafioso dei rifiuti, partendo in particolare da quella nave che sarebbe stata affondata dalla ‘Ndrangheta al largo della Calabria, carica di rifiuti tossici e persino radioattivi, mai ritrovata. Lei afferma che la verità è stata “avvelenata”…

Il nostro libro dimostra che ci sono state, certo, navi “dei veleni” e che sono in fondo al mare. E mostra anche la ragione per cui non le si troverà (mai). Ogni volta che si apre un’inchiesta, succedono cose strane: gli inquirenti muoiono; spuntano decine di pentiti che sviano le indagini; i servizi segreti intervengono e alla fine è un caos, in cui è impossibile trovare la verità. Che sta nel fatto che intorno al business dei rifiuti tossici e radioattivi ci sono interessi enormi, che coinvolgono governi, faccendieri, criminali e pezzi dello Stato.

Lei scrive che, in Calabria, la gente muore di cancro con una percentuale fuori dalla norma…

Lo dicono molti studi. Ci sono luoghi in Calabria in cui un cittadino su 10 ha un cancro. È il segno che si vive in un luogo in cui sono stati sotterrati rifiuti tossici che hanno avvelenato l’acqua e il terreno. La Calabria, per anni, è stata usata come una discarica dalle grandi industrie d’Italia e d’Europa.

C’è una commissione d’inchiesta oggi in Italia?

Ce ne sono due: la commissione parlamentare sui rifiuti e la commissione anti-mafia. Tutte e due, nelle prossime settimane, depositeranno i rapporti delle inchieste che durano un anno.

Lei è stato minacciato all’inizio dell’anno, ricevendo per posta un proiettile…
Come lo vive?

Fa parte del mio lavoro. Ogni giornalista in Calabria deve prenderlo in considerazione e certe cose non devono essere “enfatizzate”. Come giornalista, ho il dovere di non diventare una ’”notizia” in sè, ma di fare in modo che le notizie siano ciò che scrivo. Non so neanche a che punto sono le indagini, non l’ho chiesto e non lo farò. Faccio il mio lavoro, la magistratura fa il suo.

[Articolo originale ""Découvrir la vérité sur la 'Ndrangheta provoquerait un séisme politique"" di Delphine Saubaber]
This entry was posted on lunedì, agosto 09, 2010 and is filed under . You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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